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venerdì 25 novembre 2016

Recensione. "Landline" di Rainbow Rowell

Buon pomeriggio a tutti! Oggi eccomi qui a condividere con voi il mio pensiero su "Landline" di Rainbow Rowell. Un libro che ho letto la scorsa settimana grazie ad una catena di lettura a cui ho partecipato quest'anno, organizzata da Veronica di She was in Wonderland e da Chiara di InkAddicted. Avete mai partecipato ad iniziative del genere? No? Ve le straconsiglio, sono divertentissime!

autoconclusivo [eng]
Editore: Orion
Prezzi: QUI
Pagine: 368

Trama: Georgie McCool sa che il suo matrimonio è nei guai; lo è da tanto tempo. Lei ama ancora suo marito, Neal, e Neal ancora ama lei, profondamente - ma questo non sembra essere il punto ora. Ma forse non è mai stato questo il punto. 
Due giorni prima che debbano partire per far visita alla famiglia di Neal in Omaha per Natale, Georgie dice a Neal che non può partire. Lei è una scrittrice per serie Tv e c'è qualcosa in ballo per un suo spettacolo; deve rimane a Los Angeles. Sa che Neal si arrabbierà con lei - Neal è sempre un po' arrabbiato con Georgie - ma ciò che non si aspetta è che lui faccia i bagagli e vada via con le bambine senza di lei. Quando marito e figlie partono per l'aeroporto, Georgie si chiede se sia veramente finita. Se abbia rovinato ogni cosa. Quella notte, Georgie, scopre un modo per comunicare con Neal nel passato. Non è un viaggio nel tempo, non esattamente, ma sente come se le fosse stata data l'opportunità di aggiustare il suo matrimonio prima che inizi. è questo ciò che dovrebbe fare? Oppure Georgie e Neal starebbero meglio se il loro matrimonio non fosse mai avvenuto? (tradotta da me)

Il mio pensiero: Okay, se vi dico che non ho la più pallida idea di dove cominciare a scrivere questa recensione, mi credete?! Mm.. potrei iniziare dicendovi che ho letto questo libro grazie ad una catena di lettura. Non avevo mai partecipato ad un evento del genere e mi è piaciuto tantissimo! Un’esperienza davvero divertente che spero di rifare in futuro. Sono stata la settima a ricevere il libro e ho adorato leggere tutte le sottolineature, gli appunti, i disegni e i pensieri di chi lo ha avuto tra le mani prima di me. E mi sono divertita come una pazza anche a scrivere la mia parte. Purtroppo per la Rowell, però, la sua storia non mi ha conquistata più di tanto. La prima parola che mi viene in mente, infatti, per descrivere questo libro è “assurdo”. Ci sono molte cose carinissime, dolci, divertenti oppure particolarmente tristi, dal’altra parte però ce ne sono anche tante veramente assurde. Frasi, comportamenti, pensieri, intere situazioni al limite del surreale e badate bene, non mi riferisco affatto all’elemento “magico” della storia.
Vediamo di fare un po’ di chiarezza sulla trama della storia. Georgie è una donna di trentasette anni che vive a Los Angeles, dove lavora come sceneggiatrice di serie tv insieme al suo migliore amico fin dai tempi del college, Seth. Una settimana prima di Natale i due ricevono la proposta di realizzare il sogno della loro vita, ovvero quello di creare una loro serie personale, basata su una storia che cullano fin dai tempi dell’università. Il produttore però vuole vedere la sceneggiatura dei primi quattro episodi da lì a dieci giorni e questo manda completamente in tilt i piani per il Natale da trascorrere in famiglia (marito, Neal, e due figlie di 7 e 4 anni). Sarebbero infatti dovuti partire il giorno dopo per il Nebraska, per passare le vacanze a casa della mamma di Neal. Invece di far perdere il Natale alle bambine e l’opportunità di trascorrere qualche giorno con la nonna che non vedono mai, Neal decide di partire comunque, mentre Georgie rimane a Los Angeles dove l’aspettano giorni di fuoco per portare a termine il lavoro. Purtroppo per lei, però, non riesce a concentrarsi minimamente su ciò che deve scrivere e quindi inizia a guardare attentamente alla sua vita, passando in rassegna i suoi errori, il passato, il presente e ciò che ha portato alla frattura tra lei e il marito.
Mi sono piaciuti molto i ricordi del passato. La dolcezza, mai smielata, che si percepisce nel momento della scoperta e riscoperta dell’amore della sua vita. Davvero teneri molti dei momenti che lei e Neal passano insieme. Ma c’è un però. Non mi è piaciuto molto il modo in cui la Rowell ha inserito quei momenti nella narrazione: spesso Georgie ha questi flash e ci ritroviamo catapultati nel passato senza il minimo preavviso. A volte neanche si capisce che siamo in un ricordo perché non c’è uno stacco, una divisione o un cambio di carattere (magari con un passaggio al corsivo) che indichino il salto temporale.
Ho inoltre trovato la prima parte del libro parecchio pesante. Un po’ per la cosa dei salti temporali improvvisi e un po’ per il fatto che fin dalla prima pagina ci ritroviamo catapultati nella storia senza alcuna premessa o introduzione ai vari personaggi e dettagli (anche se quest’ultima potrebbe benissimo essere una cosa voluta, dal momento che arriviamo a conoscere i personaggi solo lentamente grazie a tutti i vari spezzoni di ricordi). Per quanto riguarda i personaggi, gli unici ad essermi piaciuti sono stati Neal (anche se con qualche riserva) e Heather, la sorella di Georgie. Il mio rapporto con la protagonista è stato fin da subito parecchio conflittuale e all’inizio non mi piaceva proprio.
Altra cosa che non mi ha soddisfatta è stata la fine. Nonostante il finale in sé mi sia piaciuto molto e mi abbia fatto tirare un enorme sospiro di sollievo, dopo tutta l’ansia che ho patito durante la lettura, l’ho trovato un po’ inconcludente. Rimangono una marea di cose in sospeso e mi ha dato l’impressione che non si fosse arrivati a niente. Georgie raggiunge solo la consapevolezza e fa una promessa. Ma chissà, forse questo è il modo dello Rowell per farci capire che è adesso che la storia di Georgie inizia veramente? Chi di voi lo ha letto, che ne pensa?

3 foglie +

lunedì 14 novembre 2016

Recensione: "Bright Smoke, Cold Fire" di Rosamund Hodge

Buon pomeriggio, gente! La rubrica What's on my Bedside Table? la rimando a domani perché non ho ancora iniziato la nuova lettura. Ieri sera ho concluso "Bright Smoke, Cold Fire" di Rosamund Hodge e ne approfitto subito per pubblicare il mio pensiero.

Untitled #1 [eng]
Titolo: Bright Smoke, Cold Fire
Editore: Balzer + Bray
Prezzi: QUI
Pagine: 448

Trama: Quando una misteriosa nebbia si insinuò nel mondo, i viventi morirono e i morti risorsero. Solo la città fortificata di Viyara venne lasciata indenne. Gli eredi delle famiglie più potenti - e in guerra tra loro - , Mahyanai Romeo and Juliet Catresou condividono un amore più profondo del dovere, dell’onore e persino della vita stessa. Ma la magia che risiede in Juliet sin dalla nascita la obbliga a punire i nemici del suo clan – e Romeo ha già ucciso il cugino di lei, Tybalt. E ciò significa che lui dovrà morire. 
Paris Catresous ha sempre voluto servire la sua famiglia proteggendo Juliet. Ma quando la sua protetta cerca di fuggire, una magia va terribilmente storta – uccidendola e legando Paris a Romeo. Se vuole scoprire la verità su quanto successo, Paris dovrà fare molte ricerche in città, allearsi con il suo peggior nemico… e forse rivoltarsi contro il suo stesso clan. 
Mahyanai Runajo vuole solo proteggere la sua città – ma lei è l’unica che crede che essa sia in pericolo. Durante la sua disperata caccia alle informazioni, accidentalmente riporta indietro Juliet dalla morte - scoprendosi così legata alla pungente e arrabbiata ragazza. Runajo scopre ben presto che Juliet potrebbe essere l’unica in grado di aiutarla a ritrovare il segreto per salvare Viyara. 
Entrambe le coppie troveranno l’amicizia dove meno se l’aspettano. Entrambe scopriranno che Viyara possiede più segreti e pericoli di quanto chiunque si aspetti. E fuori le mura, la morte è in attesa… (tradotta da me)

Il mio pensierio: “Bright Smoke, Cold Fire” di Rosamund Hodge è approdato nelle librerie a settembre. Per ora è uscito solo in inglese, ma visto che in Italia stanno traducendo diversi suoi romanzi, non è escluso che prima o poi arrivi anche nella nostra lingua. Sui libri di questa scrittrice girano molti pareri alquanto contrastanti, ma io mi trovo tra coloro che li apprezzano. Mi piace molto l’impronta che la Hodge dà ad ogni sua storia. Sa uscire fuori dagli schemi e crea sempre trame fittamente intricate, ambientazioni dark e protagonisti molto complessi, in cui è presente un lato oscuro. “Cruel Beauty” (Aka Bellezza Crudele) [recensione QUI] però aveva anche i suoi difetti, mentre “Crimson Bound” (Aka Il sentiero del bosco incantato) [recensione QUI] l’ho trovato migliore, più maturo.

Anche “Bright Smoke, Cold Fire” appartiene al genere dei retelling e prende spunto dalla storia d’amore contrastato più conosciuta al mondo, ovvero quella di Giulietta e Romeo, a cui si aggiunge la necromanzia come elemento originale nella narrazione. È un libro molto, molto complesso, e anche davvero difficile da valutare. L’ambientazione, a metà tra un fantasy e un distopico, è molto cupa, riccamente elaborata e arricchita da un background di leggende e tradizioni davvero articolato e affascinante. Proprio per questo, nonostante l’inglese non sia difficile, non mi sento di consigliarlo a chi sia ancora alle prime armi con le letture in lingua. Un distrazione, una pagina letta poco attentamente e perdersi nei meandri del mondo nato dall’estro geniale della Hodge è cosa fatta.
A differenza degli altri, i quali sono tutti autoconclusivi , questo è il primo capitolo di una duologia e ciò ha determinato una differenza abissale tra questa e le altre storie [Cruel Beauty è accompagnato da una novella, “Gilded Ashes”, recensione QUI, ambientata nello stesso mondo fantastico, ma in essa è narrata la storia di altri personaggi e quindi entrambe le opere sono indipendenti e autoconclusive]. Fin dai primi capitoli si capisce che si tratta di una introduzione ad una storia molto ampia. Succede moltissimo, ma allo stesso tempo tante domande vengono lasciate senza risposta e, cliffhanger a parte, “si sente” proprio che la storia effettiva deve ancora iniziare.
Tutto questo è accentuato dal fatto che l’intero libro scorra su due binari differenti, mostrando due storie complementari narrate dal PoV di due personaggi diversi. Questo ha dunque rallentato ulteriormente il ritmo del racconto e dilatato i tempi di evoluzione dello stesso. Una cosa che mi è piaciuta tantissimo è che nonostante sia la “storia di Giulietta e Romeo” i PoV presenti non siano i loro, bensì quelli di Paris e Runajo. Ok, in realtà le cose sono ancora più complesse di così (e questo è un altro degli elementi geniali di questo romanzo), poiché a causa di una magia andata storta il legame che doveva andare a crearsi tra Jiuliet e Romeo si forma tra lei e Runajo e lui e Paris. Questo fa sì che in entrambi i PoV si possano leggere anche pensieri ed emozioni degli altri due ragazzi. Forte, no?
Altra caratteristica ricorrente nei libri della Hodge è l’accento posto sul confine tra ciò che è giusto e sbagliato e su quanto esso sia labile. Molti dei personaggi incontrati possiedono un senso del dovere e una lealtà verso la propria stirpe, il proprio clan, estremamente forti. Nel corso della storia però lentamente il velo davanti ai loro occhi si assottiglierà sempre più, fin quasi a cadere del tutto e alcuni di loro, Paris in particolare, si renderanno conto che i valori in cui sono stati portati a credere fin da piccoli non sempre sono corretti. O meglio, quei valori di per sé possono anche essere sani, giusti, ma l’uomo può essere corrotto e così facendo quegli stessi valori alterati. Menzogne svelate e nuove verità porranno i vari protagonisti a prendere decisioni difficili, come scegliere in cosa credere: se nelle bugie con cui sono cresciuti o nei propri ideali e nel fare la cosa giusta anche quando tutto sembrerebbe dire il contrario.
Nel finale poi succede di tutto! Molti eventi prendono una piega totalmente inaspettata e tutto resta in sospeso sul più bello, lasciando il lettore a bocca aperta e con la necessità di scoprire subito cosa succederà dopo.

4 foglie -

venerdì 7 ottobre 2016

Recensione: "The Rose & the Dagger" di Renée Ahdieh

Salve gente! Sono appena tornata dalla laurea di una mia amica e sono stanchissima. Sono stupende queste cerimonie, ma anche parecchio sfiancanti. Se a questo poi unisco il fatto che è tutta la settimana che corro di qua e di là e le ultime due sere ho fatto tardissimo per terminare di costruire la mia nuova splendida faretra, che non vedo l'ora di utilizzare, dormo praticamente in piedi XD
Ad ogni modo, oggi eccomi qui con una delle poche recensioni che ho scritto durante la mia assenza dalla blogsfera. Si tratta del secondo e ultimo capitolo di una serie che amo e a cui tengo molto, "The Rose & the Dagger" di Renée Ahdieh, seguito di "The Wrath & the Dawn" [QUI recensione], noto in Italia con il titolo "La moglie del Califfo"

The Wrath & the Dawn # 2 [eng]
Editore: G.P. Putnam's Sons Books for Young Readers
Prezzi: QUI
Pagine: 416

Trama (del primo della serie): Al calar del sole sul regno di Khalid, spietato califfo diciottenne del Khorasan, la morte fa visita a una famiglia della zona.
Ogni notte, infatti, il giovane tiranno si unisce in matrimonio con una ragazza del luogo e poi la fa uccidere dopo aver consumato le nozze, prima che arrivi il nuovo giorno. Ecco perché tutti restano sorpresi quando la sedicenne Shahrzad si offre volontaria per andare in sposa a Khalid. In realtà, ha un astuto piano per spezzare quest’angosciosa catena di terrore, restando in vita e vendicando la morte della sua migliore amica e di tante altre fanciulle sacrificate ai capricci del califfo. La sua intelligenza e forza di volontà la porteranno a superare la notte, ma pian piano anche lei cadrà in trappola: finirà per innamorarsi proprio di Khalid, che in realtà è molto diverso da come appare ai suoi sudditi. E Shahrzad scoprirà anche che la tragica sorte delle ragazze non è stata voluta dal principe. Per lei ora è fondamentale svelare la vera ragione del loro assurdo sacrificio per interrompere una volta per tutte questo ciclo che sembra inarrestabile.

Il mio pensiero: The Rose & the Dagger” è l’ultimo capitolo della duologia fantasy nata dalla penna di Renée Ahdieh. Una storia ispirata a quella de Le Mille e una notte, iniziata lo scorso anno con il libro “The Wrath & the Dawn” (Aka La moglie del califfo), nonché una delle mie migliori letture del 2015.
Ho atteso l’uscita di questo libro per mesi, carica di grandi aspettative, e una volta avuto tra le mani mi sono sentita invadere dalla felicità (per sapere come sarebbe continuata questa bellissima storia), ma anche dal dispiacere (perché proprio tra queste pagine essa sarebbe terminata). Non sono rimasta delusa dal libro, ma dovete sapere che, appena terminato, non ne ero del tutto convinta, o comunque mi sentivo come se non fosse riuscito a conquistarmi tanto quanto il precedente. Questa sensazione era dovuta principalmente al fatto che per ingranare ci mette un po’, mentre il finale, al contrario, è piuttosto veloce. Si conclude in maniera perfetta, ma si sente un taglio netto tra il finale vero e proprio e l’epilogo, che si trova dopo. Alcune pagine in più, con ulteriori chiarimenti su piccole cose rimaste in secondo piano, non ci sarebbero state affatto male. Ripensandoci sopra per un giorno intero, però, ripercorrendo a ritroso tutti gli eventi e osservando la storia da un punto di vista più ampio, sono arrivata ad apprezzarlo molto di più. Più passa il tempo e più penso a quanto sia bello questo libro nel suo insieme. Un romanzo, dunque, che si apprezza molto di più alcuni giorni dopo la fine della lettura, quando uno ripensa all’intera storia e non alle sue singole parti. A mio avviso è quindi un libro da valutare non solo in base a quanto avviene tra le sue pagine, ma preso in connessione con il precedente, in un’unica linea narrativa continua.  
Il romanzo riprende pochi giorni dopo la fine di “The Wrath & the Dawn” e sono stati impiegati più PoV per spiegare con una prospettiva più ampia ciò che succede dopo il grande capovolgimento avvenuto alla fine del libro precedente. Potremmo quasi dire che la storia, in un primo momento, prosegue su più binari differenti, ma ciò che si respira nei capitoli iniziali, narrati da tutti i vari punti di vista, è un’aria carica di attesa. La tensione è fortissima, quasi palpabile. Si è pronti all’azione, come molle sul punto di scattare. E la molla ad un certo punto scatta e l’azione inizia.
La Ahdieh continua ad eccellere nel creare ambientazioni di grande impatto. Ad ogni pagina non ho fatto altro che rimanere sempre più affascinata da esse e dal sapore mediorientale, e quasi onirico, di questa storia. Amo la sua abilità di rendere perfettamente reale ogni sua singola descrizione. Da quelle dei luoghi a quelle delle caratteristiche fisiche, ma anche caratteriali, dei personaggi. Con una bellissima e articolata scelta di lessico, riesce persino a dar vita a colori, sapori e infinite sensazioni. 
La caratterizzazione dei personaggi continua ad essere molto buona. Oltre a conoscere meglio e approfondire il carattere di quelli principali, presenti anche in The Wrath & the Dawn, e ad assistere ad una loro ulteriore evoluzione, adesso vengono trattati anche alcuni di quelli secondari, come Irsa, la sorella di Shazi, loro padre e altri ancora. Ma ne vengono introdotti anche di nuovi! Altrettanto interessanti e affascinanti, come Artan, che ho davvero adorato.
Più di tutto, però, ho trovato splendidi il significato del libro e tutti quei messaggi che la storia è riuscita a trasmettermi. Una storia in cui ad occupare un ruolo centrale sono i valori dell’amicizia e dell’amore, della fiducia e della lealtà, ma soprattutto quello della famiglia. Quest’ultima intensa non solo per quella in cui uno nasce, ma anche per quella che uno si sceglie per legami più forti di quelli di sangue. Bellissimo è anche il ruolo che hanno le donne in questa storia. La loro forza e la loro passione, il loro farsi rispettare e la loro tenacia nel riuscire a far sentire la propria voce. L’accento maggiore, viene però posto sugli sbagli. È intorno ad essi e alle loro conseguenze che sembra ruotare tutto. Errori compiuti in nome di una falsa giustizia, dell’amore o dell’odio, o perché accecati dal fascino del potere o compiuti in seguito a scelte prese alla leggera. Però, ciò che importa alla fine non sono le cause, i motivi, che li hanno scatenati, ma il modo in cui si fa fronte alle loro conseguenze.

5 "foglie"

giovedì 7 luglio 2016

Recensione: "Never Never - Part One" di Colleen Hoover

Buona sera, ragazzi!!! Negli ultimi giorni sono stata pochissimo a casa e di conseguenza non sono riuscita a scrivere il benché minimo straccio di post o recensione :( Mi sono ricordata adesso però che avevo questa recensione dimenticata su pc. Era nata per includere le recensioni anche della seconda parte e della terza ma riguardandola mi sono accorta che questa è piuttosto lunga perciò le pubblicherò separate. Mi riferisco a "Never Never" di Collen Hover e Tarryn Fisher. Un libro, ancora inedito qui in Italia, scritto a quattro mani e diviso in tre parti.
P.S. Oggi pomeriggio ho anche effettuato l'estrazione dei primi due vincitori del giveaway che ho organizzato per festeggiare i due anni dalla nascita di Sparkle from Books! Ne ho già parlato sulla pagina facebook del blog, ma approfitto anche di questo post per ringraziarvi per i mille auguri e per la partecipazione! Anche se non sono riuscita a rispondere a tutti, ho letto e apprezzato di cuore tutti i commenti <3.. Ancora grazie e stay tuned! perché le sorprese non sono ancora terminate! ;D 

Never Never #1 [eng]
Autore: Colleen Hoover e Tarryn Fisher 
Editore: Hoover Ink
Prezzi: QUI
Pagine: 159

Trama: Migliori amici fin da quando riescono a camminare. Innamorati dall’età di quattordici anni. Perfetti estranei da questa mattina. Lui farà di tutto per ricordare. Lei farà di tutto per dimenticare. (tradotta da me).
Dicono del libro: “Never have I had my mind blown reading a book like I have reading Never Never. It was intense, sweet, completely unpredictable and utterly fascinating. Can’t wait for the next book in this series!” ~Jen, The Book Avenue
“Hoover and Fisher have combined their unique talents to deliver a deliciously twisted tale of deceit, love and friendship that keeps you guessing long after the heart-stopping end.” ~Vilma’s Book Blog
“Twisted, sickly wicked, yet warming with a deep-layered love story. Tarryn and Colleen combine their forces for good. Alone they are talented. Together this epic duo is unstoppable.” ~Pam, The Book Avenue.
"The evil queen and the good fairy of romance have come together, and the results are more than I could have ever asked for." ~Holly's Hot Reads 

Il mio pensiero: Sono rimasta molto sorpresa da questa lettura. Non avevo letto molte recensioni in giro e da una trama così sintetica non avevo potuto ricavare molte informazioni sulla storia in sé. Mi immaginavo un romanzo di narrativa contemporanea, con al centro una dramma di coppia dovuto ad un evento in particolare che la ragazza vuole dimenticare. Non avrei mai potuto essere più fuori strada di così. Tutto mi aspettavo tranne quello che è contenuto tra queste pagine. Non so nemmeno in quale genere collocarlo. Paranormal? Mystety? Contemporary Romance? Beh, direi un misto di tutto ciò.
Ma partiamo dall’inizio. Never Never è un romanzo diviso in tre parti, ognuna delle quali è lunga circa 150 pagine (la terza un po’ meno), dove, per lo meno nella prima, ogni capitolo è narrato da un PoV diverso. Si alternano infatti capitoli narrati da Charlie, la protagonista femminile, a quelli visti con gli occhi di Silas, il protagonista maschile. La storia inizia in modo piuttosto caotico, perché in uno stato di grande confusione è proprio la protagonista in quel momento. Charlie “si risveglia”, infatti, nel bel mezzo della lezione di storia, di un giorno ignoto di scuola, senza sapere né perché sia lì, né come ci sia finita, ma soprattutto senza avere la più pallida idea di chi lei sia. Si ritrova a percorrere in maniera automatica i corridoi della scuola, lasciandosi condurre verso la prossima lezione e verso la mensa da persone che sembrano conoscerla. Proprio durante il pranzo scopre di aver un ragazzo, Silas, di cui però non ha il minimo ricordo. Nel capitolo successivo scopriamo che anche Silas non ricorda assolutamente nulla di tutto ciò che è stata la sua vita fino a quella fatidica ora di storia. I due si rendono presto conto di essere nella stessa assurda e illogica situazione e decidono così di scoprire come ciò sia stato possibile. Frammento dopo frammento cercano di rimettere insieme i cocci di una vita che è stata loro, ma in cui non si ritrovano per niente. Scoperta dopo scoperta capiscono entrambi di non conoscere affatto la persona che dovevano essere stati e arrivano a vedersi come una sorta di entità separata e a sé stante. Ho trovato davvero affascinante il percorso che compiono questi due ragazzi. Mi sono sentita molto vicina a loro. Rapita dalle loro riflessioni e scoperte non potevo che pormi le loro stesse domande e chiedermi senza sosta il perché di tutto. Mi sono piaciuti molto entrambi i protagonisti. La “Charlie” e il “Silas” senza memoria. Coloro che sono adesso, da soli ma anche insieme, non i due che sono stati. E questa è stata un po’ anche la reazione di loro stessi, di Charlie in particolare, che non ama affatto ciò che scopre della sua vecchia sé. Ho trovato molto bello il rapporto che si instaura tra loro, la loro nuova complicità fatta di gesti e di sguardi. Anche se non si conoscono, arrivano a capire l’altro meglio di se stesso. Ho apprezzato molto anche l’ambientazione, New Orleans, che costituisce uno sfondo perfetto al tipo di storia creata. Il finale è stato un vero piccolo shock ed esso ha decisamente fatto sì che la curiosità aumentasse a dismisura.

4 fiorellini

giovedì 16 giugno 2016

Recensione: "A Court of Mist and Fury" di Sarah J. Maas

Buon pomeriggio, followers! Negli ultimi giorni sono decisamente sparita dai radar, e mi dispiace, ma sono stata completamente assorbita dallo studio, e sopratutto dalla lettura di ACOMAF, che ho finito giusto stamani e che mi ha lasciata letteralmente a bocca aperta! Questa è stata senza alcun dubbio la mia migliore lettura dell'anno! Ha battuto addirittura sia The Forbidden Wish che The Winner's Crime! Da non credere! Adesso però come farò ad aspettare fino a maggio prossimo per poter mettere le mani sul seguito?! Come farò?! Aiutoooo.
Comunque, strano ma vero, sono riuscita anche a scrivere subito la recensione e dunque ecco qua a voi il mio pensiero su "A Court of Mist and Fury" di Sarah J. Maas, secondo capitolo della serie iniziata con "A Court of Thorns and Roses".
P.S. La recensione è SPOILER FREE, però, mentre la prima parte la può leggere tranquillamente anche chi non ha letto ACOTAR, nella parte finale ho inserito alcuni riferimenti al primo libro che sono quindi spoiler per chi non l'ha letto. Tranquilli, però. Vi ho indicato il punto in cui, se volete, potete fermare la lettura.

A Court of Thorns and Roses # 2 [eng]
Editore: Bloomsbury Children's
Prezzi: QUI
Pagine: 640

Trama (del primo): Quando Feyre, una cacciatrice di diciannove anni, uccide un lupo nella foresta, una creatura bestiale arriva a riscuotere un compenso per quello che lei ha fatto. Trascinata in una terra pericolosa e magica, che conosce solo grazie alle leggende, Feyre scopre che il suo rapitore non è un animale, ma Tamlin – uno degli immortali e letali Faeries che una volta governavano il mondo. 
Mentre vive nella sua tenuta, i suoi sentimenti per Tamlin si trasformano da fredda ostilità in ardente passione, che brucia attraverso ogni menzogna e avvertimento che le sono state raccontate sul bellissimo e pericoloso mondo dei Fae. Ma un’ombra antica e malvagia si estende sulle terre dei Faeries, e Feyre dovrà trovare un modo per fermarla… o condannerà Tamlin e il suo mondo per sempre. (Tradotta da me)

Il mio pensiero: Chi non ha ancora letto questo libro non ha la più pallida idea di come mi senta in questo momento! Il mio stomaco è sottosopra. Il mio cuore è stretto in una morsa. Una miriade di pensieri turbinano nella mia mente, talmente veloci che mi è praticamente impossibile afferrarli, analizzarli e tradurli in parole e frasi di senso compiuto. Sono così sopraffatta dalle emozioni che quasi non riesco a respirare.
“A Court of Thorns and Roses” è un bel libro: avvincente, oscuro, ricco di pathos ed estremamente originale. Uno dei migliori retelling de La Bella e la Bestia che abbia mai letto, e che forse mai leggerò,ma.. ma non è niente, vi assicuro, niente paragonato a questo. Impallidisce al solo confronto. Non credo nemmeno che esista una parola adatta per definire quanto sia meraviglioso “A Court of Mist and Fury”. Un libro potente. Intenso. Indimenticabile. Un libro in cui i veri legami, quelli più profondi, forti e resistenti anche alle peggiori atrocità, vengono lentamente alla luce, ma che appena liberati emergono in superficie con tutta la potenza del tuono durante un temporale. Così carico di sentimenti ed emozioni, talmente dirompenti, che ancora mi domando come possa un solo, unico, semplice libro contenerli tutti. È così bello da far male.
“A Court of Mist and Fury”, titolo perfettamente azzeccato tra l’altro, è anche ricco di eventi fondamentali per lo sviluppo di quella storia che nel primo libro non era altro che un piccolo accenno, un pallido riflesso, di ciò che sarebbe diventata in futuro. Molti eventi chiave avvengono. Incredibili, dolorosissime, e altre bellissime, verità vengono in superficie. E al centro di tutta quella oscurità e malvagità, in cui il mondo è avvolto per colpa di Amarantha (di ciò che ha fatto in passato e dei ricordi che ancora affliggono i sopravvissuti al suo regno di terrore e follia) e della minaccia sempre più concreta rappresentata dal Re di Hybern, sta la speranza più pura per un futuro migliore.
Proprio al centro esatto sta quel sogno coltivato con infinito amore e grande sacrificio di quei pochi che sono temerari e forti abbastanza da credere che le cose prima o poi possano cambiare. Che le catene della paura, della sottomissione e della sofferenza per mano dei malvagi possano essere spezzate. Ed è proprio in questo bellissimo e purissimo sogno che anche Feyre vorrà credere, fare suo e difendere ad ogni costo. È per questa scintilla di speranza e per l’amore che prova verso i suoi cari, la sua vecchia e la sua nuova famiglia, che sarà disposta a fare di tutto, qualsiasi sacrificio. Difendendo quindi ciò in cui crede e coloro che ama con le unghie e con i denti.
Sono bastati pochi capitoli per farmi capire che avrei amato questo libro alla follia. E ancora meno ne sono occorsi per farmi rientrare nella storia e nello stile di scrittura della Maas. Mentre il libro precedente poteva essere interpretato come un retelling della fiaba della Bella e la Bestia, questo potremmo quasi definirlo come la rivisitazione del mito di Ade e Persefone, con molte sfumature differenti e aggiunte incredibilmente originali, anche se la sostanza rimane quella. Questa però non è l’unica differenza rispetto al libro precedente. Molte cose sono cambiate grazie agli eventi che avevano concluso ACOTAR. Adesso vi è un nuovo equilibro, nuove situazioni, nuovi problemi e una nuova storia. Feyre stessa è una persona nuova e completamente diversa rispetto a ciò che era prima. In un certo senso il primo libro potrebbe quasi essere visto addirittura come uno stand-alone. Un libro autoconclusivo, con un suo finale e una sua storia, i cui effetti collaterali hanno però dato origine a questa. Una storia nuova e dieci, cento, mille volte migliore.

*Da qui in poi sono presenti riferimenti ad ACOTAR e quindi spoiler per chi non lo ha letto*
L’ambientazione e la mitologia continuano ad essere eccezionali. La visuale si amplia. Arriviamo ad estendere il nostro occhio su un territorio sempre più ampio rispetto alla sola ed isolata magione della Corte di Primavera. Le nostre conoscenze sulla storia, le usanze e la vita stessa dei Faeries, e degli High Lords, aumentano. Frammento dopo frammento la storia di Prythian si fa sempre più chiara.
Ma ciò che più mi ha colpita, fin nel profondo, sono stati senza dubbio i personaggi. Ogni. Singolo. Personaggio. Dopo gli eventi avvenuti Under the Mountain nessuno è più come prima. Ciò che è successo ha colpito, toccato e cambiato chiunque. Chi più e chi meno. Ho amato l’evoluzione di Feyre. Se ACOTAR ha significato per lei l’inizio, il percorso e la fine della sua evoluzione come essere umano, ACOMAF rappresenta il percorso della sua evoluzione e maturazione come High Fae e come persona libera di essere finalmente ciò che è e che vuole. Nonostante le brevi, ma incisive apparizioni, sono presenti anche stavolta le due sorelle della ragazza, Elain e Nesta, e mi piacciono sempre di più. Con la loro determinazione e il loro carattere d’acciaio sono in tutto e per tutto sorelle di Feyre e con quel finale non vedo l’ora di vedere cosa combineranno nel seguito! Ma più di tutto sono rimasta affascinata dalla Night Court e dai suoi componenti, ma anche la  Summer Court ha lasciato in me il segno. I nuovi personaggi introdotti, appartenenti ad entrambe le Corti, e altre nostre vecchie conoscenze sono state la vera ciliegina sulla torta. L’accuratezza, la precisione, la grande quantità di dettagli e sfumature con cui la Maas è riuscita a caratterizzare ognuno di loro è spettacolare. Ma è, senza alcun dubbio, la caratterizzazione di Rhys, con tutto il suo passato e presente, pensieri ed emozioni incluse, messi nero su bianco, ad essere stata la gemma più preziosa e brillante di tutte.

5 fiorellini e oltre!!!!!

domenica 8 maggio 2016

Recensione: "The Distance Between Us" di Kasie West

Buona Domenica, ragazzi e buona Festa della Mamma :) Come passerete la giornata? Da me il tempo fa piuttosto schifo oggi, ma se non viene giù il diluvio dovrei riuscire ad andare ad un mercatino dell'antiquariato con mamma e fare un bel giretto tra le bancarelle che amiamo entrambe. Ma prima di tutto passo da qui a lasciarvi il mio pensiero su una delle mie ultime letture: "The Distance Between Us" di Kasie West. Di questa autrice ho già letto anche "Principe Azzurro per un giorno", che avevo trovato molto carino, e "On the Fence", di cui vi parlerò presto in un'altra recensione, e che è per ora il mio preferito di questa autrice.

Autoconclusivo [eng]
Editore: Harper Teen
Prezzi: QUI
Pagine: 312

Trama: La diciassettenne Caymen Meyers studia i ricchi come suo esperimento scientifico personale, e dopo anni di osservazione è piuttosto sicura che essi siano buoni solo per una cosa - spendere soldi in roba inutile, come le bambole di porcellana del negozio di sua madre. Perciò, quando Xander Spencer entra nel suo negozio per ritirare una bambola per sua nonna, a Caymen basta solo uno sguardo per capire che il ragazzo trasuda ricchezza. Nonostante i suoi modi affascinanti e il fatto che lui sia una delle poche persone che riesce veramente a capirla, lei è abbastanza intelligente da sapere che il suo interesse non durerà a lungo. Perché se c'è una cosa che ha capito dagli avvertimenti di sua madre, è che l'attenzione dei ricchi è molto breve. Ma Xander continua a starle intorno, nonostante i suoi migliori sforzi per spaventarlo. E con sua grande costernazione, la sua compagnia sta iniziando a piacerle. Sa che sua madre non deve scoprirlo - non approverebbe. Preferirebbe sicuramente che Caymen uscisse con un musicista locale che non è stato cresciuto dal denaro. Ma proprio quando l'attenzione e la fedeltà di Xander sono in procinto di convincere Caymen che essere ricchi non è un difetto del carattere, scopre che il denaro è una parte molto più grande della loro relazione di quanto non avesse realizzato. E che Xander non è l'unico di cui dovrebbe preoccuparsi (tradotta da me).

Il mio pensiero: Questo è il terzo libro che leggo di questa autrice ed esso non ha fatto altro che confermare la mia ottima opinione su di lei! Con ogni libro che scrive riesce sempre a sorprendermi e a regalarmi un sorriso. Un sorriso che resta sul mio volto sia durante la lettura che a distanza di giorni da essa. Anche con The Distance Between Us, la West ci propone un altro romanzo young adult autoconclusivo di narrativa contemporanea e indipendente dagli altri. Ogni storia che crea è completamente diversa dalle altre. Ogni protagonista, ma questo si estende anche ad ogni altro suo personaggio, viene caratterizzato alla perfezione e dotato di un carattere che lo distingue ampiamente dagli altri, rendendolo assolutamente unico. L’originalità e l’imprevedibilità delle sue serie sono infatti le caratteriste vincenti e tratti distintivi delle opere di questa autrice. Gli argomenti trattati sono tra i più vari e, che siano essi temi forti o leggeri, vengono sempre affrontati con grande tatto e delicatezza, riuscendo a strappare al lettore sia lacrime che risate. In “The Distance Between us” potremmo dire che tutto ruota intorno ad alcuni concetti chiave come la superficialità, i pregiudizi, le apparenze e le differenze di classe sociale. Oltre a questo non mancano le difficoltà che inevitabilmente si trovano in ogni famiglia e nel rapporto genitori/figli, oltre che ad una buona dose di dubbi ed incertezze, speranze e paure che ogni giovane nutre verso il proprio futuro.
Caymen, la nostra protagonista, è una ragazza di diciassette anni che ha fatto del sarcasmo una vera arte. Divide il suo tempo fra la scuola e il lavoro nel negozio di sua madre, in cui si vendono bambole di porcellana. Sono sempre e solo state loro due e Caymen, nonostante odi lavorare lì, preferisce rinunciare a tutto pur di aiutare la madre Susan a tirare avanti, dato che gli affari al momento non vanno molto bene. Susan, infatti, rimasta incinta da giovanissima, appena scoperta la notizia è stata lasciata dal suo ricco ragazzo e la famiglia di lei le ha voltato le spalle. È una donna forte, che si è fatta da sola, ha aperto un’attività e cresciuto sua figlia con le sue sole energie. Il mantra con cui la nostra protagonista è cresciuta è sempre stato, quindi, che tutti i ricchi sono snob, inaffidabili e superficiali e bisogna star loro molto, molto alla larga. Cayman ha sempre creduto in questo e, vedendo come si comportano i ricchi clienti del suo negozio, non lo ha mai messo in dubbio. Beh, almeno fino a quando non ha conosciuto Xander.
Entrambi i personaggi mi sono piaciuti da impazzire. Bellissimo il modo in cui l’autrice è riuscita a tirare fuori poco alla volta i tratti del loro carattere e allo stesso tempo arricchendoli gradualmente grazie alle nuove esperienze che compiono. Ho trovato splendido come a poco a poco vediamo nascere e crescere l’amicizia tra i due. Un legame molto combattuto e che, a dispetto di tutto, alla fine chissà, riuscirà anche ad abbattere anni e anni di pregiudizi? Beh, questo lo lascerò scoprire a voi ;)

4 fiorellini

venerdì 6 maggio 2016

Blog Tour: "The Lonely Ones" by Kelsey Sutton - Review


Salve ragazzi! Questa settimana sono felicissima di ospitare qui nel mio angolino anche un secondo Blog Tour! Un tour di sole recensioni per il libro "The Lonely Ones" di Kelsey Sutton, uscito in America il 26 aprile 2016. Ringrazio ancora Nichole del blog YAReads Blog Tours per avermi coinvolto e l'autrice e l'editore per avermi dato la possibilità di leggere il libro [QUI potrete trovare il calendario di tutte le tappe]. Purtroppo, però, il Giveaway sarà aperto solo a chi vive negli USA e in Canada, ma potrete comunque leggere la mia recensione e decidere se aggiungere o meno il libro alle vostre wishlist..io vi consiglio di sì ;D


Hi, everyone! I'm very happy to be part of "The Lonely Ones" by Kelsey Sutton review-only blog tour! Thanks to YAReads Blog Tours for having me involved and to Kelsey Sutton and the Publisher for allowing me to read the book. [Here you can find the Tour's full shedule]. The Giveaway will be open to US and CAN only.


ABOUT THE BOOK:
Stand-alone [eng]
Publisher: Philomel Books
Pages: 240
Publishing Date: April 26th, 2016

Synopsis: When your only friend is your own endless imagination, how do you escape your mind and connect to the world around you?
With parents too busy to pay her attention, an older brother and sister who would rather spend their time with friends, and peers who oscillate between picking on her and simply ignoring her, it's no wonder that Fain spends most of her time in a world of her own making. During the day, Fain takes solace in crafting her own fantastical adventures in writing, but in the darkness of night, these adventures come to life as Fain lives and breathes alongside a legion of imaginary creatures. Whether floating through space or under the sea, climbing mountains or traipsing through forests, Fain becomes queen beyond - and in spite of - the walls of her bedroom.
In time, Fain begins to see possibilities and friendships emerge in her day-to-day reality. . . yet when she is let down by the one relationship she thought she could trust, Fain must decide: remain queen of the imaginary creatures, or risk the pain that comes with opening herself up to the fragile connections that exist only in the real world?
Told in breathless and visual verse, THE LONELY ONES takes readers through the intricate inner workings of a girl who struggles to navigate isolation and finds friendship where she least expects it.

Author Links:

Book Links:

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MY REVIEW:
“The Lonely Ones” is the second book by Kelsey Sutton I read. As for Some Quiet Place, even this time I've been fascinated by the story contained in these pages. This book is also very different from my usually readings. Organized in short chapters, it’s a novel written in free verse. Short sentences followed by a dot, or linked together without punctuation, tied only by the deep sense that the authoress wants to convey and by the strength of the message that even a simple word, close to another one, send us. It all looks like a beautiful and long poetry, but a few pages will be enough to get used to it. It’s a really fluent novel, thanks to the short chapters, the captivating story and the style of the authoress. Even if she chose to write this book in verse, the imprint of her style remains the same. Hers is a light touch, beauty and it allowed us to daydream. With this peculiarity, added to the short but incisive sentences, she’s managed to touch me in my soul and, gracefully, she has been able to lull me throughout the reading until the very last page, which left me with a smile and a wonderful message, about life and growth, to be preserved forever in my heart as a little treasure.
The story is told from Fain’s PoV, our main character. She is a girl who feels lonely even if surrounded by a crowd. Life problems, as the difficulty of finding a job or the monotony of one that is not what you want, have led her parents to close in themselves  or to argue all the time. Her siblings, now grown up and caught in the typical issues that catalyze the attention of every teenager, they forgot the games and the complicity of when they were children. At school, students are divided into groups. Groups that act and think as one entity, where she feels not to belong. Fain walk in this world, but no one sees her. Talks, but no one hears her. She feels nostalgic. Now, the only times she feels alive, accepted and heard it’s when she writes her tales. When poured on paper rivers of ink words outlining her infinite worlds and endless stories. In this way, or during the night. When lights go down and stars shine. When everybody goes to sleep and her monsters wake up. Creatures, of different and strange shapes, that have made her the Queen of their Kingdom. Every nights they lead her in a different place and live together incredible adventures. But in the morning, when sun rises and the monsters go back to hiding, she starts a new day of loneliness. This, at least, until a new guy arrives at school, the only one that really seems to notice her. He can see and hear her. For Fain, this will sign the beginning of a long journey, a path in which she will have to come to terms with what really matters, with the meaning and the importance of friendship and family ties, but especially on what it means to grow up.


4 flowers

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LA MIA RECENSIONE
“The Lonely Ones” è il secondo libro che leggo di questa autrice. Come era successo per Some Quiet Place, anche stavolta sono rimasta tremendamente affascinata dalla storia racchiusa tra queste pagine. Questo, però, è anche un libro molto diverso dai soliti a cui sono abituata a leggere. Articolato in capitoli brevissimi, esso è infatti un romanzo scritto in versi liberi. Brevi frasi seguite da un punto, oppure concatenate tra loro  senza punteggiatura, legate unicamente dal senso profondo che l’autrice vuole trasmettere e dalla forza del messaggio che anche una semplice parola accostata ad un’altra ci invia. Il tutto appare come una bellissima e lunga poesia, ma basteranno poche pagine per abituarsi e per non notare più la differenza. Il romanzo è davvero molto scorrevole, merito, questo, della brevità dei capitoli, della storia particolarmente  coinvolgente, ma soprattutto dello stile dell’autrice. Anche se sceglie qui di narrare la storia con questa scrittura molto particolare, l’impronta del suo stile rimane la stessa. Il suo è un tocco leggero, bellissimo e capace di far sognare ad occhi aperti. Con questa sua caratteristica, unita alle frasi brevissime, ma davvero incisive, è riuscita a toccarmi fin nel profondo e a cullarmi con grazia nel corso di tutto la lettura fino all’ultimissima pagina, che mi ha lasciata con un sorriso sulle labbra e uno splendido messaggio sulla vita e sulla crescita da custodire per sempre nel cuore come un piccolo tesoro. 
La storia è narrata dal PoV di Fain, la nostra protagonista, una ragazza che, anche quando è circondata di gente, non può evitare di sentirsi sola. I problemi della vita, come la difficoltà di trovare un lavoro o la monotonia di uno che non è quello desiderato, hanno portato i suoi genitori a chiudersi in loro stessi o a litigare costantemente. I suoi due fratelli maggiori, ormai grandi e presi dalle questioni tipiche che catalizzano l’attenzione di ogni adolescente, hanno dimenticato i giochi e la complicità di quando erano bambini. A scuola i ragazzi sono divisi in gruppetti. Gruppi che agiscono e pensano come un’unica entità e in cui lei non si sente di appartenere. Fain si muove in questo mondo, ma nessuno la vede. Parla, ma nessuno la sente. Prova grande nostalgia del tempo che è stato, quando sentiva di appartenere veramente ad una famiglia, quando il rapporto con i suoi fratelli era stabile, solido. Adesso, le uniche volte in cui si sente viva, accettata e ascoltata è quando scrive i suoi racconti. Quando riversa su carta fiumi di parole d’inchiostro che delineano i suoi infiniti mondi e le sue infinite storie. Così, ma anche di notte. Quando si spengono le luci e brillano le stelle. Quando tutti si addormentano e i suoi mostri si destano. Creature dalle forme più diverse e strane che hanno fatto di lei la regina del loro regno e che ogni notte l’accompagnano in un luogo diverso e vivono con lei grandi avventure. Ma al mattino, quando il sole sorge e i mostri tornano a nascondersi, lei inizia un nuovo giorno di solitudine. Questo almeno fino a quando non arriva a scuola un nuovo compagno, l’unico che sembra accorgersi veramente di lei. La vede e l’ascolta. Per Fain ciò segnerà l’inizio di un lungo percorso, un cammino in cui si troverà a fare i conti con ciò che conta davvero, sul significato e l’importanza dell’amicizia e dei legami familiari, ma soprattutto sulla crescita e su ciò che significa diventare grandi.

4 fiorellini

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GIVEAWAY:
2 signed copies of The Lonely Ones by Kelsey Sutton, open to US and Canada

a Rafflecopter giveaway

sabato 30 aprile 2016

Recensione: "The Winner’s Crime" di Marie Rutkoski

Buongiorno ragazzi! Concludo il mese di aprile con la recensione della migliore letture del mese (e al momento anche dell'anno, insieme a quella di "The Forbidden Wish"). Ovvero "The Winner's Crime" secondo capitolo della bellissima serie fantasy di Marie Rutkoski. In patria la trilogia si è conclusa proprio alcune settimane fa con il libro, "The Winner's Kiss", che leggerò sicuramente questo mese che viene, ma se volete saperne di più vi rimando alla mia recensione del primo, "The Winner's Curse".
P.S. RECENSIONE SPOILER FREE e scritta a caldo subito a fine lettura, perciò la fangirl che è in me ha qui avuto libero sfogo ;D

The Winner's Trilogy #2 [eng]
Editore: Bloomsbury Childrens Books
Prezzi: QUI
Pagine: 416

Trama (del primo): Vincere ciò che vuoi può costarti tutto ciò che ami.
Come figlia di un generale in un grande impero che vive di guerra e schiavizza tutti coloro che conquista, la diciassettenne Kestrel ha due scelte: unirsi alla milizia o sposarsi. Ma Kestrel ha altre intenzioni. Un giorno, rimane sorpresa nel trovare in un giovane schiavo venduto all’alta uno spirito a lei affine. Gli occhi di Arin sembrano sfidare tutto e tutti. Seguendo il suo istinto, Kestrel lo compra – con conseguenze inaspettate. Non passa molto tempo prima che lei debba nascondere il suo crescente amore per Arin. Ma anche lui ha un segreto, e Kestrel presto si rende conto che il prezzo che ha pagato per un altro essere umano è molto più alto di quello che lei avrebbe mai potuto immaginare.
The Winner’s Curse è una storia dove ogni cosa è in gioco, e la scommessa starà nel mantenere la testa o perdere il cuore. (tradotta da me)

Il mio pensiero: Aiuto! Come farò a scrivere una recensione sensata su questo libro?!? Al termine di questa lettura mi è andato completamente in pappa il cervello! In questo momento non riesco neanche a stare ferma davanti pc per il tempo necessario a buttar giù due righe di fila. Scrivo una mezza frase, poi mi alzo, saltello per la stanza in preda alla frenesia, poi mi calmo, mi risiedo davanti al computer ed ecco che inizia di nuovo tutto da capo, in un ciclo senza fine. Senza preavviso mi assalgono una quantità infinita di immagini, sensazioni e ricordi di tutto ciò che è avvenuto in questo secondo capitolo della serie. Una dopo l’altra, senza un ordine ben preciso, mi scorrono davanti agli occhi le scene più cruciali della storia, quelle più struggenti o semplicemente quelle più spensierate. Attimi fugaci che portano con loro l’eco di conversazioni pronunciate a voce alta e di altre non dette, quelle avvenute solo nella mente dei personaggi, impresse a fuoco nel loro cuore e, di conseguenza, nel mio. Le emozioni più disparate mi sommergono, fino a comprimermi i polmoni e far nascere in me la voglia di gridare pur di dar loro una valvola di sfogo, un modo per uscire e farsi sentire da tutti. Ma no, gridare non è una cosa sensata, o fattibile, perciò tutto ciò che posso fare è scrivere. Riversare tutto ciò che ho dentro in questa pagina di word e sperare che le mie parole riescano a raggiungere l’obiettivo.
“The Winner’s Crime” è un libro potente, che vuole e riesce a farsi sentire. Non si risparmia e non concede niente. Prende tutto quello ciò che hai e ti distrugge. Una volta concluso non ti permette si sfogliare la sua ultima pagina a cuor leggero, chiudere il volume e riporlo tranquillamente in libreria. No, il suo ricordo resterà e penetrerà così in profondità che lasciarlo andare verso l’oblio diventerà praticamente impossibile.
La storia riprende circa un mese dopo gli eventi con cui si era concluso il libro precedente. La penisola di Herran, ormai indipendente dal controllo diretto dell’impero Valoriano, fa  i conti con quello che la tregua tra i due popoli ha portato: indipendenza, libertà e salvezza, ma in cambio di cosa? Tasse altissime e un prezzo che qualcun altro ha pagato e sta ancora pagando senza che Arin sappia niente. Un prezzo altissimo, ma impossibile da evitare. Nel frattempo Kestrel, “intrappolata” nella gabbia dorata che è il palazzo della capitale Valoriana, si trova a fare i conti con le proprie scelte e le conseguenze delle proprie azioni. Conseguenze che, come ben presto si renderà conto, porteranno a risultati inaspettati. A questo punto della trilogia la storia si fa sempre più intrecciata e adrenalinica. Gli intrighi politici sono alla base di tutto e ogni personaggio, che ne sia consapevole o meno, è solo l’ennesima pedina di un gioco d’abilità il cui vincitore resterà incerto fino alla fine. Inganni, astuzia e una buona dose d’intelligenza sono il motore di tutto, così come la sete di potere e di conquista che lotta senza sosta con la quella di giustizia e di indipendenza. Ogni scelta presa in passato, nel presente o nel futuro, verrà messa in discussione. Scelte necessarie, ma dolorose. Buone o cattive. Scelte prese con la testa, ma in cui il cuore ha avuto un ruolo chiave. E in tutto questo il percolo è sempre dietro l’angolo.
L’ambientazione e la visuale sul mondo creato dalla Rutkoski adesso si amplia. Lo scenario da lei tratteggiato non smette di affascinarmi e più scopro su queste terre e più vorrei scoprirne. Le descrizioni continuano ad essere molto belle e ricche di dettagli. Il rimando all’Impero Romano continua ad essere estremamente forte, ma, nonostante questo, l’autrice riesce comunque a delineare una storia del tutto originale, ed è proprio questa contrapposizione a farmi amare la serie così tanto. Un grande ruolo in questo mio amore lo hanno certamente anche i personaggi. Caratterizzati alla perfezione, sia quelli principali che quelli secondari, sono in grado di catturare completamente la mia attenzione in un modo che pochi ci riescono. Il legame che si è venuto a creare tra noi, pagina dopo pagina si rafforza. Percepisco ogni cellula del mio corpo che si protende verso di loro e sente e prova tutto ciò che avviene loro come se fossi io stessa uno dei personaggi. Kestrel e Arin sono dei personaggi incredibili. La loro personalità, forza e determinazione sono così potenti che è impossibile non provare ammirazione nei loro confronti.
E per finire, a darmi il vero colpo di grazia ci hanno pensato le ultimissime pagine! Con il cuore in gola, i battiti a mille e le emozioni fuori controllo, ho finito il libro e desiderato di avere subito il seguito tra le mani. 

5 fiorellini e oltre! Davvero bellissimo!

giovedì 31 marzo 2016

Recensione: "The Forbidden Wish" di Jessica Khoury

Buon pomeriggio, ragazzi.. Sono di nuovo ridotta come uno straccetto. Ieri mi è tornata la febbre e oggi persiste. Non se ne vuole proprio andare, uffa! *Estate, sole, mare...dove siete?!* Va beh, intanto mi tiro un po' su parlandovi della mia migliore lettura di quest'anno, un fantastico retelling su Aladino e il genio della lampada: "The Fobidden Wish" di Jessica Khoury.
QUI potrete leggere alcune delle bellissime citazioni che questo libro contiene e che ho tradotto per voi.

Autoconclusivo [eng]
Editore: Razorbill
Prezzi: QUI
Pagine: 352

Trama: Lei è il Jinni più potente di tutti. Lui è un ragazzo di strada. Il loro amore scuoterà il mondo... Quando Aladdin trova la lampada di Zahra, questa viene riportata indietro in un mondo che non vedeva da centinaia di anni – un mondo dove la magia è proibita e la stessa esistenza di Zahra è illegale. Deve camuffare se stessa per rimanere in vita, usando l’antica magia muta-forma, fino a quando il suo nuovo padrone non abbia scelto i suoi tre desideri.
Ma quando il re dei Jinni offre a Zahra la possibilità di liberarla dalla sua lampada per sempre, lei coglie l’occasione –solo per scoprire che si sta innamorando di Aladdin. Salvare se stessa significherà tradire lui e per questo Zahra dovrà compiere una scelta difficile: conquistare la libertà o sacrificare il proprio cuore? (tradotta da me)

Il mio pensiero: “The Forbidden Wish” è stato per me il libro sorpresa di questi primi mesi del 2016. Appena ho messo gli occhi sulla cover ne sono rimasta affascinata, ma dopo averne letto i primi capitoli grazie a NetGalley è diventato il mio chiodo fisso e il libro più desiderato fino a che non sono riuscita a mettere le mani sul cartaceo. E una volta finito, direte voi? Beh, me ne sono proprio innamorata. Semplicemente splendido. È infatti un romanzo capace di incantare il lettore fin dalla prima pagina. La sua storia, le sue ambientazioni e i suoi numerosi personaggi hanno avuto un forte impatto su me. In breve tempo mi sono sentita trascinare interamente in un altro mondo e in un’altra epoca, completamente diverse dalle mie. Senza neanche rendermene conto mi sono ritrovata al centro della storia, vivendo ogni evento direttamente sulla mia pelle come se fossi lì. Mente e cuore in totale sintonia con il racconto.
Retelling della storia di Aladdin e della lampada magica, “The Forbidden Wish” assume fin da subito sfumature più complesse e una direzione della storia leggermente diversa. La prima differenza, che è anche il punto di grande svolta e ciò intorno a cui ruota l’intera narrazione e su cui si fonda tutta l’opera, è che il genio della lampada è una ragazza, Zahra. Tutto il libro è narrato dalla sua prospettiva, ma anche la narrazione è realizzata in maniera molto originale, distaccandosi dai soliti libri a cui siamo abituati. Il tutto è reso sotto forma di dialogo diretto, di racconto rivolto ad una persona in particolare, alla migliore amica della ragazza, la regina Roshana, sua sorella dell’anima, ma anche colei che ha finito per tradire. Un flusso di ricordi, pensieri e descrizioni degli eventi che si svolgono in quel momento, il tutto rivolto alla sua cara amica morta ormai da cinque secoli. Destinato a lei, ma che passa prima da noi. Una scelta insolita, lo ammetto, ma davvero azzeccata. Ci fa sentire più vicini al racconto e personalmente coinvolti. Se uno non se lo aspetta potrebbe creare un certo disorientamento iniziale, ma con lo scorrere delle pagine entrare nel meccanismo è davvero facile. Non ve ne accorgerete neanche.
Una storia di ricca di magia, di avventura e di lotte per la libertà e per i propri ideali. Tra passato e presente, storia, leggende e antiche verità ormai perse nel tempo turbinato e si intrecciano tra loro. Forti sono il senso del dovere e delle responsabilità, l’importanza della famiglia e dell’amicizia. Tradimenti e lealtà sono sempre in lotta tra loro. Ma al centro di tutto, di ogni singolo gesto, azione ed avvenimento, vi è l’amore. Amore in tutte le sue forme. Quello verso la vita, verso il proprio popolo e paese, verso i propri cari, verso i propri amici, ma anche verso la persona amata. Che ciò avvenga consapevolmente o inconsapevolmente questo non ha importanza, fatto sta che tale sentimento è e dovrebbe essere il motore di tutto nella vita. In tutto questo è presente anche una storia d’amore bellissima, così forte e profonda, graduale e anche inaspettata, e soprattutto capace di valicare i confini del tempo.
La storia è molto articolata ed estremamente complessa. La Khoury è stata davvero abile nel tessere una trama di questo tipo, ricca di grande originalità e di sorprese. Durante l’intero libro è infatti impossibile prevedere che piega potrebbero prendere gli eventi nella pagina successiva. L’ambientazione è un altro dei punti forti del romanzo. Curata nel minimi particolari e delineata alla perfezione, grazie alle bellissime descrizioni, riesce ad imprimersi perfettamente nell’immaginario del lettore. L’atmosfera medio-orientale evocata è davvero suggestiva e mi ha fatto sognare ad ogni aperti.
Altra menzione speciale va fatta ai personaggi. Ognuno di loro, anche il più secondario di tutti, è caratterizzato in maniera sublime. Potrei star qui ore a spendere alcune parole per ciascuno di loro, ma mi limiterò a quelli principali, che sono anche i miei preferiti, Zahra e Aladdin. Lei, antico e potente Jinn di migliaia di anni, e lui un giovane e affascinante ladro di strada. Rimasta intrappolata sottoterra per ben cinque secoli, rivede finalmente la luce quando Aladdin, guidato da un misterioso anello magico, la trova e da lì avrà inizio la loro grande avventura.

5 cristalli e oltre!

giovedì 24 marzo 2016

Recensione: "The Winner’s Curse" di Marie Rutkoski

Salve gente! La primavera è finalmente arrivata e appena avrò finito con gli esami mi rimboccherò le maniche e farò arrivare la nuova stagione anche qui sul blog con una nuova grafica :D Oggi intanto vi lascio il mio pensiero su una delle mie ultime letture, "The Winner's Curse" di Marie Rutkoski, primo capitolo di una trilogia fantasy che in America si conclude proprio oggi con l'uscita di "The Winner's Kiss"

The Winner's Trilogy #1 [eng]
Editore: Bloomsbury Childrens Books
Prezzi: QUI
Pagine: 359

Trama: Vincere ciò che vuoi può costarti tutto ciò che ami.
Come figlia di un generale in un grande impero che vive di guerra e schiavizza tutti coloro che conquista, la diciassettenne Kestrel ha due scelte: unirsi alla milizia o sposarsi. Ma Kestrel ha altre intenzioni. Un giorno, rimane sorpresa nel trovare in un giovane schiavo venduto all’alta uno spirito a lei affine. Gli occhi di Arin sembrano sfidare tutto e tutti. Seguendo il suo istinto, Kestrel lo compra – con conseguenze inaspettate. Non passa molto tempo prima che lei debba nascondere il suo crescente amore per Arin. Ma anche lui ha un segreto, e Kestrel presto si rende conto che il prezzo che ha pagato per un altro essere umano è molto più alto di quello che lei avrebbe mai potuto immaginare.
The Winner’s Curse è una storia dove ogni cosa è in gioco, e la scommessa starà nel mantenere la testa o perdere il cuore. (tradotta da me)

Il mio pensiero: “The Winner’s Curse” è il primo capitolo di una serie fantasy, da noi ancora inedita, ma che in America si è appena conclusa. Le splendide cover e la trama così intrigante, e allo stesso tempo parecchio nebulosa, fin da subito hanno esercitato su di me un grande fascino. Per un motivo o per un altro, però, ne avevo sempre rimandato l’acquisto, ma approfittando dell’imminente uscita del terzo mi sono finalmente decisa ad iniziare questa serie e mai tempismo è stato più appropriato! Adesso almeno non dovrò aspettare neanche un attimo prima di poter leggere i seguiti.
“The Winner’s Curse” è un libro decisamente sorprendente e completamente diverso da quello che mi aspettavo quando l’ho preso in mano per la prima volta. In esso è racchiusa una storia molto particolare e fuori dai canonici schemi dei soliti fantasy. Essa è riuscita ad ammaliarmi, dall’inizio alla fine, non tanto per l’elemento magico, che in questo libro non è presente, bensì per la forza e la potenza delle sue parole, dei suoi personaggi e del loro travolgente desiderio di libertà. Mi sono sentita intimamente connessa ad essi. Il loro sogno di un mondo diverso, di un’esistenza differente e libera dalle costrizioni imposte dalla società e dalle regole è presto diventato il mio. Proprio per il carattere generale della storia e del mondo narrati tra queste pagine, definirei appunto “The Winner’s Curse” come un Fantasy storico. Legato, quindi, più alle dinamiche sociali e storiche che a quelle mitologiche.
La scena si apre mostrandoci subito uno spaccato di vita cittadina e quello che si respira in abbondanza è il clima difficile e guardingo di un paese assoggettato e conquistato con la forza da un paese nemico. Dieci anni prima, i Valoriani, nella loro corsa verso l’espansione del loro Impero, hanno conquistato la ricca, florida ed estremamente rinomata penisola di Herran e reso schiavi i suoi abitanti. Conosciamo immediatamente la protagonista del romanzo, Kestrel, figlia del generale Trajan, una delle più alte cariche dell’esercito che, vagando per il mercato con una sua amica, si ritrova senza volerlo ad assistere ad un’asta di schiavi. Spinta da un impulso che nemmeno lei riconosce, ne acquista uno ad un prezzo esorbitante, ma così facendo incorre nella Maledizione del Vincitore.
Alcuni degli elementi che più mi hanno affascinato sono stati l’ambientazione, dalle descrizioni bellissime e molto ricche di dettagli, e il forte richiamo all’età classica greca e romana che permea l’intero romanzo. Questo ultimo dettaglio mi ha colpita molto. Non me lo aspettavo proprio. Penso che l’autrice, nel creare la sua storia, si sia ispirata alle conquiste romane della Grecia e ho apprezzato molto la sua originalità nel trattare un argomento simile e l’accento che ha posto su ciò che significa essere un “popolo dominatore” e un “popolo dominato”. Nell’opera ha messo in luce entrambi i punti di vista ed il modo in cui è riuscita a far passare il messaggio mi ha lasciato davvero strabiliata.
In questo romanzo, incentrato sulla storia di due popoli contrapposti, è narrata però anche la storia di due ragazzi, Kestrel e Arin. Due spiriti affini e complementari. Uguali per forza d’animo, coraggio e intelligenza, ma anche completamente diversi per stato sociale e nascita. Lei, figlia di un generale Valoriano, e quindi appartenete all’élite dei dominatori, e lui, uno schiavo. Entrambi però desiderano la stessa cosa. La libertà.
Mi sono piaciuti moltissimo entrambi i protagonisti e ho amato il fatto che l’autrice abbia scelto di utilizzare il doppio PoV. Attraverso la prospettiva dell’uno si possono comprendere molte cose sull’altro e anche molti retroscena che altrimenti non si sarebbero mai potuti scoprire e senza i quali la storia avrebbe perso molto del suo fascino.
Il libro si conclude con un finale bellissimo, ma allo stesso tempo davvero straziante. A breve sicuramente leggerò la novella che si colloca tra il primo e il secondo capitolo, che narra l’infanzia di Arin, e poi mi procurerò subito "The Winner’s Crime" perché ho urgente bisogno di sapere come continuerà la storia!
4 cristalli e mezzo

domenica 6 marzo 2016

Recensione: "My Soul to Take" di Rachel Vincent

Buona domenica, ragazzi. Questa appena passata è stata una settimana di fuoco. Ho dovuto fare alcuni turni in più a lavoro e sono stata impegnatissima con un progetto per l'università che ha occupato diverse giornate (figuratevi che giovedì mi aveva pure chiuso in facoltà! Dovevo finire di scrivere questo lavoro, con una compagna di corso, per inviarlo quella sera stessa, ma i custodi alle 19 avevano chiuso i portoni e quando si sono accorti che eravamo ancora dentro ci hanno dovuto riaprire.. QUesta poi non mi era mai successa ahaha XD). Ah, e per di più mi è tornata la febbre. Domani dovrò infatti tornare dal dottore perché evidentemente la bronchite ha messo radice davvero resistenti..
Comunque, sono rimasta indietrissimo con le recensioni perché non ho proprio avuto il tempo materiale di scriverne durante la settimana. Però ho letto un sacco sul treno e stamani ho finito l'ultimo libro in lettura, "My Soul to Take" di Rachel Vincent, e ho subito buttato giù il mio pensiero. Domani non so se riuscirò a postare What's on my Bedside table?, un po' perché non so quando ci metterò dal doc e un po' perché non so ancora cosa leggere. Se decido di continuare questa serie mi sembra inutile parlarvi di questi libri per due giorni di fila, ma se inizierò qualcosa di diverso vedrò di parlarvene domani sera ;)

Soul Screamers #1 [eng]
Editore: Harlequin Teen
Prezzi: QUI
Pagine: 279

Trama: Lei non vede persone morte. Lei percepisce quando qualcuno vicino a lei sta per morire. E quando questo accade, una forza al di là del suo controllo la costringe ad urlare. Letteralmente. Kaylee vuole solo godere del fatto di aver attirato l’attenzione del ragazzo più bello della scuola. Ma è difficile avere un appuntamento normale quando Nash sembra saperne più di lei del suo bisogno di urlare. E quando alcune compagne di classe iniziano a morire per nessuna ragione apparente, solo Kaylee sarà in grado di dire chi sarà la prossima (tradotta da me).

Il mio pensiero: “My Soul to Take” non è decisamente un libro di recentissima pubblicazione. Si tratta del primo capitolo di una serie iniziata in America nel 2009. Da noi è ancora inedita, ma in patria si è conclusa ed è composta da ben sette volumi, più alcune novelle. Sono stata attratta da questa serie, in primo luogo, per le splendide cover, ma soprattutto per l’elemento mitologico intorno a cui essa ruota: la Banshee, una leggendaria creatura legata alla mitologia irlandese. Questo è il primo libro che leggo incentrato su questa figura e ne sono rimasta davvero affascinata. Lo stile dell’autrice mi è piaciuto molto, scorrevole accattivante e con delle bellissime descrizioni su ciò che comporta “essere” una Banshee, essendo narrato appunto da una di loro. Proprio questo è ciò che mi è piaciuto di più. Il modo in cui la Vincent ha delineato questa creatura e svelato, capitolo dopo capitolo, tutti i segreti e la mitologia che ne sta alla base. Ma che cos’è, vi chiederete voi, una Banshee, o più correttamente Bean Sidhe? Essa è un essere soprannaturale che vive tra gli umani e, avendo sembianze molto simili, se non si sa cosa cercare, capire la differenza è praticamente impossibile. Se si trova vicino a qualcuno che sta per morire, in essa sorge spontanea e irrefrenabile l’urgenza di riversare nel mondo tutta la sua disperazione, tristezza e dolore per l’imminente scomparsa di questa persona. Tutto attraverso un grido. Un urlo potentissimo e prolungato che risulta essere, però, un dono per l’anima della persona che sta spirando. Tale grido, infatti, è in realtà un canto per quell’anima. Dolce, potente e bellissimo. Un richiamo per essa e un modo per permetterle di dire addio ai propri cari (anche se loro non possono sentirla) e trovare così la pace. Ma questo è solo un piccolo assaggio di ciò che una Bean Sidhe è e può fare.
Il libro è narrato dalla prospettiva della sedicenne Kaylee, la quale, dopo aver perso la madre all’età di tre anni in un incidente automobilistico, è stata mandata a vivere con gli zii e la cugina, perché il padre non era in condizione di crescerla da solo. Una normale ragazza del Texas che soffre però di strani e fortissimi attacchi di panico, che sembrano colpirla fin da quando era piccola. Attacchi che le comprimo i polmoni e le artigliano la gola e che lei cerca di sedare in ogni modo possibile per evitare che dalle sue labbra sfugga l’urlo devastante che ogni volta sente crescere dentro di sé. Non capisce come mai, forse è pazza, o è affetta da qualche strana malattia, ad ogni modo non riesce a darsi una spiegazione e nemmeno i suoi zii, che anni prima sono stati costretti a ricoverala in ospedale per far sì che la crisi passasse. La storia inizia esattamente poco prima dell’insorgere di una nuova crisi e da quel momento in poi le cose per Kaylee cambieranno e si faranno sempre più complicate, ma anche più chiare, perché finalmente scoprirà la verità su se stessa.
L’elemento fantasy del racconto è ben sviluppato, e alla figura della Bean Sidhe sono unite altre creature molto interessanti, che si muovono in una realtà completamente diversa da quella in cui Kaylee credeva di vivere. Tutti i personaggi mi sono piaciuti davvero molto e li ho trovati tutti davvero ben caratterizzati. È raro che trovi una situazione di questo genere in un primo capitolo di una serie, soprattutto se si tratta di una serie così lunga. Per questo sono felice di essermi finalmente decisa a prendere in mano questo libro e, da quanto ho potuto vedere finora, sono convinta che in futuro questa serie riserverà molte sorprese e sarà ben più complicata e articolata di quello che appare già in "My Soul to Take".

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