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domenica 7 febbraio 2016

Recensione: "Everneath" di Brodi Ashton

Buona domenica, ragazzi! In settimana mi sono portata avanti con le recensioni e visto che nei prossimi giorni è probabile che sparirò di nuovo dalla rete, per via dello studio matto e disperato in cui sono piombata nuovamente, cercherò di distribuirle nel corso del mese. Oggi è il turno di "Everneath" di Brodi Ashton, uscito qui in Italia proprio il 26 di gennaio e che è stata la mia prima lettura di febbraio. 


Everneath #1
Editore: De Agostini
Prezzo cartaceo: 14,90 €
Prezzo ebook: 6,99 €
Pagine: 447

Trama: Per molte, moltissime settimane Nikki Bennett è scomparsa, svanita nel nulla. Senza nemmeno una parola a una spiegazione. Perché una spiegazione razionale per quello che le è successo non c'è. Nikki è stata risucchiata all'Inferno, imprigionata in un mondo disperato e privata di tutte le emozioni. Adesso, però, le è stata data una possibilità: quella di tornare a casa per sei mesi, sei mesi soltanto. Nikki è decisa a riprendersi la propria vita. Vuole trascorrere ogni singolo minuto con la famiglia e con Jack, il ragazzo che ama più di se stessa. Ma c'è un problema: Cole, l'Eterno dal fascino oscuro che l'ha seguita dall'Oltretomba e che è pronto a tutto pur di riaverla. Nikki sa di avere pochissimo tempo per cambiare il proprio destino. Prima che l'Inferno la reclami... questa volta per sempre. Il mito classico di Persefone torna a vivere nelle pagine del primo capitolo di una nuova serie dalla cornice paranormale.

Il mio pensiero: “Everneath” è il primo libro di una trilogia Urban Fantasy conclusasi in America alcuni anni fa, mentre qui da noi ne è appena stata iniziata la pubblicazione. La serie è composta anche da una novella, “Neverfall”, che si colloca tra il primo e il secondo libro ed è narrata dal PoV di uno dei personaggi maschili (quello che ho preferito e che più mi ha incuriosita, fortunatamente!).
Il libro è ambientato negli USA dei giorni nostri, ma la parte fantasy del racconto rimanda al mito greco di Persefone. Colei che, ingannata da Ade, è costretta a trascorrere la sua vita negli Inferi ma che grazie a sua madre Demetra trova il modo di tornare in superficie per sei mesi l’anno. L’idea di base prende spunto da questo ma l’autrice ha creato un mondo fantastico leggermente diverso, in cui si combinano anche alcuni elementi della mitologia egizia. Un mondo, l’Everneath, che si trova a metà tra il nostro, la Superficie, e gli Inferi, popolato da creature immortali che si fanno chiamare gli Eterni, ma che per poter rimanere giovani e vitali devono nutrirsi della linfa vitale degli umani che si offrono loro come Pegni. Beh, la nostra protagonista è proprio questo. Un Pegno. Sovrastata dal dolore decide di seguire Cole, un Eterno, per sfuggire alla propria sofferenza e a tutte le emozioni negative che la soffocano. Perché la prima cosa di cui queste creature si nutrono sono infatti le emozioni, e quelle negative, essendo collocate più in superficie, sono sempre le prime a scomparire, lasciando l’ingenuo essere umano soddisfatto e libero da loro. Soddisfatto almeno fino a quando a sparire non saranno anche le altre, e ciò che resta è solo il vuoto.
Tutto questo noi lo veniamo a scoprire grazie a dei flashback, perché la storia inizia esattamente quando Nikki “termina” il suo mandato come Pegno e a differenza di quello che succede agli altri Pegni, lei ricorda, e decide di tornare in Superficie per rimettere le cose a posto con i propri cari prima di dover tornare definitivamente nell’Everneath, luogo a cui ora appartiene.
I primi capitoli mi erano piaciuti molto. Le basi per una storia davvero intrigante e coinvolgente c’erano, ma poi le cose hanno iniziato ad assumere un tono sempre più piatto, fino a toccare la monotonia.
Nikki come personaggio non mi è piaciuta affatto. È brutto da dirsi ma ho avuto come l’impressione che fosse stata presa e messa lì. Passa il tempo e non fa nulla di costruttivo. Decide di lasciarsi tutto alle spalle, abbandonando il padre e il fratello per un motivo a me stupido. Un motivo dettato più dall’impulsività che da una decisione presa consapevolmente. Solo un capriccio. All’inizio si parla molto del suo dolore per la morte della madre e del bene che prova verso i membri della famiglia che le sono rimasti, ma tutto sparisce. Non se ne parla più, non li considera nemmeno. Tutto è eclissato dal suo grande amore verso il ragazzo della porta accanto, Jack. L’unico merito che le concedo, e per cui ho provato stima nei suoi confronti, è stata la lungimiranza verso le proprie convinzioni. La sua fermezza e irremovibilità. Jack, invece, il ragazzo che amava e per cui è tornata, non mi sa di niente anche se tra tutti è il personaggio meglio caratterizzato. Se il loro amore era così forte (amore che a me sembra più una vera e profonda amicizia nata tra bambini e che crescendo si è consolidata confondendosi con altro) non capisco il motivo di tutte queste peripezie e della costruzione di un’intera trilogia su questo *ok, un tantino troppo cinica, forse?!* . Per quanto riguarda Cole credo che sia un personaggio dal grande potenziale, ma che in questo primo libro è stato sfruttato solo marginalmente. Tra tutti è quello che è riuscito a suscitarmi maggiori emozioni. Lui è un Eterno e per questo è un essere senza cuore, ma a volte è stato possibile intravedere delle piccole incrinature nella sua apparenza. Delle minuscole fessure da cui sembrava trapelare l’ombra di qualche sentimento vero e profondo, ma ancora indeterminato. Sconosciuto anche a lui stesso.
E alla fine, tra tutto questo, sono giunta a chiedermi: “cosa ci sarà mai di tanto bello e ammaliante in questa tipa da far sì che piaccia ad entrambi? Cosa ci trovano di tanto interessante in lei?”Boh, spero che i prossimi libri chiariscano la questione e soprattutto spero che Nikki maturi e si evolva. Naturalmente continuerò la serie, perché il potenziale per un buon lavoro non manca, ma per prima cosa leggerò la novella. Con quella trama di certo non posso lasciarmela sfuggire ;)

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