martedì 1 luglio 2014

Recensione: "Storia d'inverno" di Mark Helprin

Buongiorno gente J! La recensione che vi propongo oggi non è per niente in tema con la stagione in cui ci troviamo, me ne rendo conto. Tenete presente però che si tratta di un libro che ho letto a marzo in compagnia di vento gelido, neve e cioccolata calda quindi fate finta di tornare indietro di qualche mese e... il gioco è fatto! In questo modo leggerete le mie parole immersi nel clima adatto ;)

Da questo libro, proprio quest’anno, ne è stato tratto un film diretto da Akiva Goldsam e in cui figurano attori come Colin Farrell e Russell Crowe. Non ho ancora visto il film perché prima avevo intenzione di leggere il romanzo e adesso che l’ho finito non vedo l’ora di dedicarmi alla trasposizione cinematografica. Mi riferisco a Storia d’inverno di Mark Helprin


Editore: Neri Pozza (collana I narratori delle tavole)
Prezzo cartaceo: 18,00 €                
Prezzo ebook: 9,99 €
Pagine: 846

Trama: Peter Lake è un ladro. Un ladro nella Manhattan dei primi del Novecento in cui la guerra tra bande regala ogni mattina un mucchio di cadaveri a Five Points sul fronte del porto e in luoghi insoliti come campanili, collegi femminili e magazzini di spezie. Peter lavora in proprio, e perciò non interessa più di tanto alle forze dell’ordine sguinzagliate contro il grande crimine. Sta particolarmente a cuore, invece, ai Coda Corta, una dozzina di sgherri guidati dal feroce Pearly Soames. Pearly ha occhi lucidi e argentei simili a lame di rasoio e una cicatrice che gli solca il viso dall’angolo della bocca all’orecchio. È un criminale e, come tutti i criminali, vuole oro e argento, ma non per amore della ricchezza alla maniera di volgari rubagalline. Li vuole perché brillano e sono puri. Affascinato dai colori, legge i giornali e i cataloghi delle aste, e capeggia i Coda Corta giusto per trafugare opere d’arte «degne di lui», importate dall’Europa a bordo di lussuosi panfili. Il campo di manovra è troppo ristretto e la posta in gioco troppo alta perché Pearly Soames possa tollerare la presenza di Peter Lake a Manhattan. Avvezzi come sono all’omicidio e alla corruzione, i suoi Coda Corta l’avrebbero eliminato da un pezzo, se il ladro non avesse un prezioso alleato: un cavallo che sembra una statua eroica, un enorme monumento bronzeo, capace di balzi strabilianti, voli di sei metri di lunghezza e due e mezzo di altezza. Si chiama Athansor e in un giorno d’inverno conduce Peter Lake incontro al suo destino: a West Side, nella lussuosa dimora dei Penn. Peter si intrufola nella casa con l’intenzione di uscirne con l’argenteria, il contante e magari mezza dozzina di Rembrandt arrotolati. Ne esce col cuore trafitto da una ragazza intenta a suonare al pianoforte una struggente melodia; una giovane donna bella, radiosa, con i capelli scarmigliati raccolti in una treccia e il viso segnato da una spossatezza simile quasi all’ebbrezza o all’abbandono: Beverly Penn. Romanzo animato da una galleria di personaggi indimenticabili - dal bizzarro reverendo Mootfowl, un artigiano folle, un genio degli attrezzi che accoglie Peter nella sua fucina, all’imponente, grassoccio Craig Binky, che se ne va in giro per New York con il suo «salsicciotto», un piccolo dirigibile floscio - e costellato di luoghi incantati - dalla Grand Central Station, nel cui soffitto Peter ha il suo rifugio, alle paludi, alle baie, ai laghi - Storia d’inverno viene considerata una delle opere più importanti della narrativa americana contemporanea.

Il mio pensiero: Raccogliere i pensieri e articolare frasi perfettamente coerenti per scrivere una recensione su questo libro si è rivelata un’impresa davvero difficile, se non quasi impossibile.
Storia d’inverno è un romanzo incredibile. Con forza dirompente e una semplicità unica, è riuscito a trascinarmi completamente all’interno della storia racchiusa tra le sue pagine. È anche un romanzo particolarmente complesso ed è proprio a causa di questa sua complessità che mi è difficile trovare le parole esatte per descriverlo nella sua interezza.
La prima cosa ad avermi colpito è stato lo stile di Helprin. Con brevi e semplici frasi è stato capace di dar vita ad immagini estremamente suggestive. Ha un modo di scrivere così particolare che tutto quello che esce dalla sua penna sembra evocare paesaggi onirici. Paesaggi reali e insieme fantastici. Reali in quanto ad essere descritta è la cruda realtà, resa però in una maniera tale da sembrare quasi un sogno, bellissimo e spaventoso al tempo stesso. Non vi è una collocazione temporale precisa poiché gli eventi narrati si svolgono in un periodo indefinito e coprono un arco cronologico molto vasto. Questo fatto contribuisce ulteriormente a rafforzare l’idea di un’ambientazione dalle sfumature prettamente oniriche. Scritto nel 1983, descrive gli anni a partire dalla fine dell’800 e inizi ‘900 fino a giungere alle soglie del terzo millennio. Romanzo storico a cui elementi di fantasia, da sogno, si uniscono a scenari (quelli del 2000) in cui distopia e utopia si mescolano e si intrecciano in maniera magistrale.  

I personaggi sono molti e tutti degni di nota ma la protagonista indiscussa è la città, nello specifico quella di New York, colta sempre nel periodo più rigido dell’anno: l’inverno. Sferzata dai venti ghiacci provenienti dal nord e ammantata di candida neve, la città, intesa come un qualcosa di vivo, alla stregua di un essere vivente, assume un ruolo centrale nell’intera narrazione. Essa vive, cresce, cambia, respira e muore esattamente come coloro che si aggirano tra le sue strade.
Il senso e i significati che si posso ricavare da Storia d’inverno sono tanti, tutti bellissimi e molto profondi (ovviamente tenete conto che questa è solo la mia interpretazione, non do per scontato che chiunque legga questo libro lo interpreti esattamente come me): l’ineluttabilità della vita; la lotta per il raggiungimento della libertà; il vivere qui e adesso, cogliendo ogni opportunità che ci si presenta senza precluderci la possibilità di essere felici; il sapere individuare la bellezza di ciò che ci circonda; l’importanza dei sogni e delle speranze e tutta una serie di riflessioni sull’amore inteso nel senso più vasto del termine. Quest’ultimo punto, nel corso della lettura, mi ha portato a pormi questa domanda: è meglio vivere una vita lunga, vissuta senza sapere cos’è l’amore, o una breve ed intensa in cui ci è data la possibilità di conoscere l’amore per poi doverlo perdere subito dopo? La sensazione che alla fine Helprin mi ha trasmesso su questo è che l’amore non viene spezzato dal tempo. Esso è qualcosa che dura in eterno e che sopravvive anche quando coloro che si amano non ci sono più. Più in generale ci viene dato modo di ragionare sulla parola “fine”.
Essa ha un significato relativo poiché la fine di qualcosa comporta sempre “l’inizio” di qualcosa di nuovo, magari anche migliore di ciò che c’era prima, esattamente come una fenice che rinasce dalle proprie ceneri. Infine, il pensiero con cui si conclude l’intero romanzo è questo: non ci può essere giustizia, non ci può essere il  bene, non ci può essere luce senza il buio, senza il male. Affinché ci sia l’uno deve esserci anche l’altro, questo è l’equilibrio della vita.





5 "scintille"

10 commenti:

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    1. Brava! ;D è un libro abbastanza corposo, anche io ci ho messo un bel po' di tempo ma il bello è che è diviso in 4 parti perciò uno può anche leggerlo come se fossero 4 libri diversi :)

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  2. Mi sembra un libro ricchissimo di significati, che fa riflettere su diversi aspetti della vita... forse un libro un po' impegnativo ma sicuramente varrà la pena leggerlo!

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    1. Sì, è proprio così. A me è piaciuto davvero tanto, e soprattutto mi ha sorpresa moltissimo perché non mi aspettavo una storia del genere. Secondo me è un libro che merita assolutamente di essere letto, con il giusto tempo a disposizione e la voglia di immergersi in quelle fantastiche atmosfere =)

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  3. Lo leggerò sicuramente *_* all'inizio, avendo visto il trailer, ho subito pensato di andarlo a vedere al cinema ma quando ho scoperto che era tratto da un libro ho evitato il cinema e messo il WL il libro :)

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    1. Pure io volevo andare al cinema a vederlo ma poi le mie amiche me lo hanno regalato per il compleanno e mi sono fiondata sul libro. Quando lo avevo finito però ormai al cinema non c'era più :'( comunque da quello che ho capito il film dovrebbe essere incentrato solo sulla prima parte però lo scoprirò solo vedendolo ;D

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  4. Finalmente riesco a commentare, anche se ad un orario assurdo °_°
    Quanto mi mancavano le tue recensioni, ti ho sempre detto che adoro come le scrivi e come riesci ad emozionarmi e farmi vivere parte delle tue sensazioni. Si capisce molto bene quanto questo libro ti sia piaciuto e sinceramente ero curiosa di conoscere i tuoi pensieri, perché, se all'inizio mi aveva attirato subito, dopo aver letto qualche recensione negativa mi sono fatta prendere un po' dallo sconforto. Ho sentito di alcuni lettori che sono rimasti delusi dalla seconda parte del libro perché un po' troppo noiosa... immagino che per te non sia stato così :)
    Dato che abbiamo gusti decisamente simili, so che è il caso di dare un'opportunità a questo romanzo.
    Un bacione tesoro!

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    1. Ciao Aleeeee!!! =D Bentornata dalle vacanze! :)
      Grazie :) Sì, a me è piaciuto davvero tanto e sono felice di sapere di essere riuscita a trasmetterlo nella recensione =)..
      In parte è vero quello che ti hanno detto sulla seconda parte, diciamo che è diversa soprattutto perché viene raccontata la storia di altri personaggi e anche io sono andata un pochino più lentamente nella lettura. Dalla terza parte però ho iniziato di nuovo a divorare un capitolo dopo l'altro e gli intrecci delle storie dei vari personaggi si fanno ancora più fitti aumentando la voglia di scoprire di più su tutti loro. Per me è proprio un bel romanzo ma per capirlo e amarlo bisogna dedicargli il giusto tempo perché è parecchio lungo =)

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  5. ho preso il libro da poco, aspettavo l'inverno per leggerlo, sono contenta che a te sia piaciuto, la recensione è molto bella

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    1. Grazie Chiara :) Sì, l'inverno è proprio la sua stagione ;)

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